Nuovo appuntamento con la rubrica “La parola all’avvocato” curata dagli avvocati Elisa Baldocci, Maria Serena PrimigalliMarco Baldinotti.

Gentile avvocato,
il mio datore di lavoro mi ha presentato un richiamo scritto perché, durante la mia malattia, e quindi conseguente assenza da lavoro, ho inoltrato il numero di protocollo del certificato di malattia via Whatsapp, e lui sostiene che tale modalità non sia legittima, che pertanto potrei non vedermi riconosciuto il pagamento per le giornate di assenza data questa illegittimità da parte mia. E’ vero? Posso fare qualcosa? Grazie.

La società odierna è sempre più interconnessa e anche la modalità e la validità delle comunicazioni ufficiali tra soggetti diversi, che siano tra privati o tra privati e Pubblica Amministrazione, sta cambiando velocemente.

Anche le comunicazioni tra dipendente e datore di lavoro subiscono l’effetto di questi mutamenti. L’INPS ha pertanto fornito, recentemente, dei chiarimenti importanti circa la validità di una comunicazione di malattia al proprio datore di lavoro attraverso Whatsapp.

L’INPS ha specificato che il lavoratore che si trova in malattia deve avvertire tempestivamente il proprio datore di lavoro, o comunque  l’ufficio amministrativo del personale, che si trova in uno stato di malattia onde quest’ultimo possa, eventualmente, voler predisporre l’invio della visita fiscale.

Ovviamente i lavoratori subordinati devono far riferimento al proprio CCNL applicato per conoscere le tempistiche previste in merito alla comunicazione dell’avvenuta assenza per malattia.

Normalmente comunque la comunicazione deve essere inoltrata 24 ore prima e fino poco prima dell’inizio del proprio turno di lavoro. Esistono dei casi in cui il lavoratore si trova oggettivamente impossibilitato a comunicare tempestivamente la malattia e l’assenza dal posto di lavoro, ad esempio se ricoverato in ospedale.

La comunicazione può essere tranquillamente inviata mediante chiamata telefonica, ma viene consentito l’inoltro anche tramite fax, e-mail o messaggio.

Dato l’evolversi della tecnologia delle telecomunicazioni negli ultimi tempi, ci si è cominciati ad interrogare circa la possibilità e la piena validità giuridica dell’invio di siffatta comunicazione tramite WhatsApp.

Trovandosi, come nel suo caso, ad aver provveduto ad un invio tramite il canale WhatsApp, ci si chiede se tale comunicazione sia ritenuta legittima o meno.

L’utilizzo di questa modalità avrebbe anche diversi non trascurabili vantaggi.

Per prima cosa la comunicazione sarebbe diretta all’interessato, cioè il datore di lavoro o un suo legale rappresentante. Inoltre, il ricevimento della stessa e la sua eventuale presa visione sarebbe quasi immediatamente verificabile. Infatti, a meno che non siano state modificate le impostazioni della privacy dell’account del destinatario, la spunta blu renderebbe evidente la lettura del messaggio.

Inoltre WhatsApp consente di verificare anche l’orario di invio e di lettura della comunicazione stessa. Inoltre, vi potrebbero essere delle eventualità nelle quali la comunicazione via WhatsApp sia l’unica possibile fattivamente. Ad esempio, nel caso di un ricovero improvviso, imprevisto e imprevedibile.

Di fatto è legalmente possibile inviare la comunicazione dello stato di malattia attraverso Whatsapp. Prendendo infatti le mosse dalla sentenza n. 8802/2017 del Tribunale di Roma, possiamo pacificamente verificare come l’utilizzo diWhatsapp per la comunicazione di malattia sia ormai ad oggi  un canale di trasmissione idoneo per tale finalità.

Infatti, nelle sue motivazioni, la sentenza 8802/2017 ha reso chiaro che WhatsApp può essere lecitamente utilizzato a questo preciso fine e anzi sarebbe, addirittura, una modalità di trasmissione della comunicazione preferibile rispetto ad una raccomandata o un sms.

E questo, principalmente, per l’immediatezza della trasmissione e della ricezione connaturata al mezzo. Non solo, ma in base alle motivazioni dei giudici di merito, attraverso la famosa chat sarebbe conveniente inviare al datore di lavoro anche il numero di protocollo del certificato medico che il datore potrà utilizzare per verificare la prognosi accedendo al sito dell’Inps.

Quindi, cara lettrice, non si preoccupi per la sua comunicazione, poiché essa è totalmente legittima, avendo Lei ha messo immediatamente il suo datore di lavoro a conoscenza della impossibilità a presentarsi sul posto di lavoro a causa della malattia, fornendogli il numero di protocollo del Certificato, che lui avrebbe potuto poi, in un secondo momento, verificare mediante i relativi controlli“.

Avv. MARIA SERENA PRIMIGALLI PICCHI